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Ringraziamento a Benedetto XVI per la sua lettera sul compito urgente dell'educazione

Parma, 01 aprile 2008

Ho letto con molta attenzione la lettera che Papa Benedetto XVI° ha scritto ai fedeli della Diocesi di Roma sul compito urgente dell’educazione.
Il testo del Papa mi ha veramente commosso e stimolato nel mio quotidiano impegno educativo alla Protezione della Giovane.
Una lettera che ha dato forza, conferme e linee precise sulle quali muoverci nell’impegno educativo delle giovani generazioni come genitori, come Chiesa, come società civile.
 Il Papa sostiene tutti noi con un pensiero preciso, puntuale forte e con linee educative di grande spessore, le sole capaci di promuovere, sostenere, accompagnare ed illuminare i giovani nella loro crescita.

          Grazie per averci incoraggiato a mantenerci saldi nel nostro ruolo educativo aiutandoci “a superare la tentazione di rinunciare o di non comprendere nemmeno quale sia il nostro ruolo o la missione affidataci”.

          Grazie per averci dato un metodo educativo vincente. “L’educazione non può fare a meno di quell’autorevolezza che rende credibile l’esercizio dell’autorità. Essa è frutto di esperienza e competenza, ma si acquista soprattutto con la coerenza della propria vita e con il coinvolgimento personale, espressione dell’amore vero. L’educatore è quindi un testimone della verità e del bene: certo, anch’egli è fragile e può mancare, ma cercherà sempre di nuovo di mettersi in sintonia con la sua missione”.

          Grazie per averci indicato i punti più  delicati dell’opera educativa invitandoci a trovare un giusto equilibrio tra la libertà e la disciplina. “Senza regole di comportamento e di vita, fatte valere giorno per giorno anche nelle piccole cose, non si forma il carattere e non si viene preparati ad affrontare le prove che non mancheranno in futuro. Il rapporto educativo è però anzitutto l’incontro di due libertà e l’educazione ben riuscita è formazione al retto uso della libertà. Man mano che il bambino cresce, diventa un adolescente e poi un giovane; dobbiamo dunque accettare il rischio della libertà, rimanendo sempre attenti ad aiutarlo a correggere idee e scelte sbagliate. Quello che invece non dobbiamo mai fare è assecondarlo negli errori, fingere di non vederli, o peggio condividerli, come se fossero le nuove frontiere del progresso umano”.

          Grazie per averci confermato che la strada da percorrere è nell’assunzione di responsabilità: responsabilità dell’educatore, certamente, ma anche, e in misura che cresce con l’età, responsabilità del figlio, dell’alunno, del giovane che entra nel mondo del lavoro. E’ responsabile chi sa rispondere a se stesso e agli altri. Chi crede cerca inoltre, e anzitutto, di rispondere a Dio che lo ha amato per primo.

          Grazie per averci invitato a porre in Dio la nostra speranza: la Speranza cristiana, anima dell’educazione e come dell’intera vita, può essere soltanto una speranza affidabile. Oggi la nostra speranza è insidiata da molte parti e rischiamo di ridiventare anche noi, come gli antichi pagani, uomini “senza speranza e senza Dio in questo mondo”, come scriveva l’apostolo Paolo ai cristiani di Efeso (Ef 2,12) .
La speranza che si rivolge a Dio non è mai speranza solamente per me, è sempre anche speranza per gli altri; non ci isola, ma ci rende solidali nel bene, ci stimola a educarci reciprocamente alla verità e all’amore.

         
Chi si occupa di giovani crede nei miracoli dell’educazione e per questo diciamo a Papa Benedetto XVI° ancora   GRAZIE……
                  

             La Presidente Acisjf – Protezione della Giovane di Parma
                                           (Anna Maria Baiocchi)